C’è un’Italia che non sale sul podio ma che rende possibile ogni medaglia. È quella fatta di donne e uomini in divisa, volontari che lavorano lontano dai riflettori, nei campi base allestiti in Valtellina da Regione Lombardia, per assicurare che tutto funzioni durante le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026. Tra loro, con orgoglio, anche il Parco Lombardo della Valle del Ticino, che sta vivendo settimane intense di impegno e coordinamento. È infatti pienamente operativo il secondo turno dei volontari di Protezione Civile: giornate scandite da turni serrati, controllo delle strutture, supporto logistico e presenza costante al servizio della sicurezza. Un lavoro silenzioso, spesso invisibile, ma decisivo. Perché dietro ogni grande evento internazionale c’è una macchina organizzativa complessa, fatta di competenze, responsabilità e spirito di squadra. E proprio questo spirito sta caratterizzando l’esperienza dei volontari del Parco, chiamati a dare il proprio contributo in un appuntamento che guarda al mondo ma che affonda le radici nei territori. Nei giorni scorsi, ai campi base, è arrivata anche la visita dell’assessore regionale Romano La Russa, un segnale di attenzione e riconoscenza verso chi sta operando senza clamore ma con grande professionalità. Accanto a lui, il responsabile della missione olimpica del Parco, Alessandro Todaro, insieme ai volontari impegnati sul campo: volti stanchi ma motivati, consapevoli del valore del proprio servizio. E il cammino non si ferma. Sabato 14 febbraio prenderà il via il terzo turno: nuovi volontari sono pronti a raccogliere il testimone e a proseguire un lavoro che è prima di tutto testimonianza concreta di comunità. Un ringraziamento particolare va anche ad Alfredo Parisi, volontario e autore degli scatti che stanno raccontando, con immagini autentiche, il volto più vero di questa esperienza. Il Parco del Ticino, ancora una volta, dimostra di essere molto più di un ente di tutela ambientale: è una comunità viva, capace di mettersi in gioco quando il territorio – e in questo caso l’intero Paese – chiama. Perché i grandi eventi si costruiscono così, con passione, responsabilità e quella discreta determinazione che non cerca applausi, ma risultati.