C’è chi la montagna la scala e chi, come Reinhold Messner, ne ha fatto una lingua universale. Ieri, 27 gennaio, la Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 ha letteralmente toccato il cielo, raggiungendo la vetta di Plan de Corones, oltre i duemila metri. Un passaggio simbolico, potente, che ha unito natura, memoria e sport nel cuore delle Dolomiti. L’immagine è di quelle destinate a restare: Messner che solleva la Torcia davanti al suo museo, con le montagne a fare da anfiteatro naturale. Non una semplice tappa del percorso, ma un racconto per immagini dell’anima profonda di questi Giochi, che guardano alle vette non solo come traguardi fisici, ma come orizzonti culturali e umani. Il passaggio della Fiamma è avvenuto tra due giganti della neve. Messner ha ricevuto la Torcia da Andreas Zingerle, leggenda del biathlon azzurro, in un incontro che ha saputo tenere insieme l’alpinismo epico e il grande sport olimpico. Sotto lo sguardo silenzioso delle cime, il gesto si è fatto ponte tra generazioni, discipline e storie diverse, unite da un filo comune: il rispetto per la montagna e la passione che spinge l’uomo a superare i propri limiti. La Fiamma, salendo in quota, ha acceso anche un messaggio chiaro: Milano Cortina 2026 non sarà soltanto un evento sportivo, ma un viaggio dentro i territori, le loro identità e le figure che li hanno resi riconoscibili nel mondo. A Plan de Corones, ieri, lo sport ha parlato la lingua della montagna. E, per un attimo, ha davvero toccato il cielo.